Qui, il lugubre, evidentemente, era distribuito con puntigliosa equità, era democratico.
Sfido, avrebbero gridato i suoi colleghi, è una città tutta uguale, tutti i quartieri si rassomigliano, tutte le strade si incrociano ad angolo retto, si ha sempre la sensazione di essere rimasti fermi, c’è da perdere la testa, c’è da impazzire, che città, madonna, che città.
Ma erano semplificazioni di nuovi arrivati, sfoghi di meriidionali all’estero, che imbruttivano il diavolo per giustificare le loro nostalgie, la loro inadattabilità, o più spesso ancora per vantarsi poi con quelli rimasti a casa; paralavano di Torino già con la voce di chi racconta in un cerchio attonito di parenti. Dopo tanti anni che ci abitava, lui sapeva ormai che la leggendaria monotonia della città era un’invenzione di osservatori superficiali, o piuttosto un mascheramento da cui l’ingenuo e l’impaziente si lasciavano ingannare come dal neutro pelame mimetico di un animale appiattato. Sotto quell’apparenza così ovvia, di carta messa in tavola, Torino era una città per intenditori. C’era – penso il commissario considerando la via inevitabilmente dritta, a perdita d’occhio – lugubre e lugubre.
marzo 12, 2008
febbraio 04, 2008
gennaio 14, 2008
novembre 29, 2007
il martirio dei metalli
novembre 07, 2007
a proposito della luce
Il lume é della mente, fuor d'essa esistono solo realtá vibratorie, eventualmente visibili, ma non c'é visione; alla forma luminosa creata dalla mente, gli stimoli oculari offrono soltanto materia occasionale. Gli Scolastici dicevano: la caverna centrale del cervello imprime sulle notizie recate dagli spiriti dei sensi le immagini. Non c'é immagine senza lume che la tracci, e l'essenza di quel lume si coglie nella sua purezza formale nei sogni.
I fuochi terrestri non sono che impronte, su materie diverse (psichiche, minerali), della luce del mondo onirico. La forma, che modella il gesto infuocato come la pietra invetriata, é contenuta nell'immaginazione. Ma persino le pure immagini, i modelli formali, pur permanenti come sono rispetto alle loro incarnazioni modellate, concrete, appaiono ingannevoli, sono un'illusione rispetto all'eternitá, all'assenza di ogni forma o modello; la sapienza che largiscono é inferiore all'esperienza di chi si estingue nell'assoluto, nella fonte di ogni luce.
'Elémire Zolla'
I fuochi terrestri non sono che impronte, su materie diverse (psichiche, minerali), della luce del mondo onirico. La forma, che modella il gesto infuocato come la pietra invetriata, é contenuta nell'immaginazione. Ma persino le pure immagini, i modelli formali, pur permanenti come sono rispetto alle loro incarnazioni modellate, concrete, appaiono ingannevoli, sono un'illusione rispetto all'eternitá, all'assenza di ogni forma o modello; la sapienza che largiscono é inferiore all'esperienza di chi si estingue nell'assoluto, nella fonte di ogni luce.
'Elémire Zolla'
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